Emanuele è un creativo che si è scoperto imprenditore, ma anche un batterista ed un papà di tre diavoli. Nella sua precedente vita è stato un nuotatore e forse per questo motivo vive con agonismo l’incessante ricerca del miglioramento personale. È di Milano, ma vive da straniero in terra straniera, preferendo la calma e la bellezza di un piccolo parco al caos della sua città natale. L’ambizione e l’istinto lo hanno portato ad avviare Dilemmi nel 2016. Da allora ha intrapreso un viaggio ricco di sfide, nuove esperienze e grandi opportunità che hanno formato la sua consapevolezza imprenditoriale. Ha lavorato a campagne, identità di marca, eventi, lanci di prodotto, siti web, fotografie e spot televisivi per clienti locali, nazionali e internazionali in svariati settori merceologici. Oggi guida un team di creativi con la ferma convinzione che qualità, unicità e bellezza possano migliorare la vita delle persone.
Emanuele Rossi, CEO & Founder Dilemmi
Qual è stato il tuo percorso professionale verso la tua attuale posizione di fondatore e CEO di Dilemmi?

Ho iniziato a immaginare, disegnare ed impaginare per lavoro nel 2003. La mia prima commessa fu un pittogramma per una nota marca di tappeti erbosi. Mi innamorai di questo mestiere da subito, ci vidi il potenziale infinito e la possibilità di esprimere la mia creatività dando un servizio diretto e tangibile al prossimo. Una volta ottenuta la Maturità Artistica, decisi di approfondire e scelsi un corso di specializzazione in progettazione grafica alla Scuola Cova di Milano. Nell’estate del 2004 ebbi la fortuna di finire come assistente nello studio fotografico di Angelo Gilardelli che mi prese per mano e mi aiutò insegnandomi tantissimo e dandomi altrettante possibilità coinvolgendomi in moltissimi progetti. Da lì iniziai a collaborare con diversi studi e agenzie, sempre su Milano. Nel 2006 aprii la mia prima partita IVA, avevo appena compiuto 21 anni. La mia carriera da freelance fu piuttosto movimentata: saltai da un posto all’altro, cercando di farmi strada nel marasma della comunicazione italiana, lavorai per moltissime agenzie nazionali ed internazionali senza badare ad orari e cachet e ricoprii moltissimi ruoli. Furono anni incredibilmente difficili, ma altrettanto gratificanti. Nel 2010 ottenni un importante incarico come Art Director in una grande azienda milanese e nel 2012 venni totalmente assorbito da questa realtà come Direttore Creativo. Fu un percorso importantissimo sia dal punto di vista professionale che umano, ma non era destino che fosse per sempre, così nel 2015 tornai libero e nel 2016 aprii il mio studio. In origine lo chiamai Emanuele Rossi Studio, perché fondato sulla mia storia professionale, ma in poco tempo divenne una vera e propria agenzia di comunicazione, da qui la necessità di dare a questo luogo un’identità propria.

Quali sono le difficoltà/sfide nel gestire un’agenzia di comunicazione indipendente in totale autonomia?

Le difficoltà sono parecchie, basti pensare che provengo da una famiglia comune. Nessuna conoscenza importante, nessun amico capace di presentarmi ad altri amici. Sono papà di tre maschi ed il primo ormai va verso gli undici anni, quindi ho vissuto il periodo della crisi economica con particolare preoccupazione, eppure non ho mai mollato. Tutto quello che avevo dalla mia parte era determinazione, costanza e istinto. L’Italia è un mercato molto difficile per fare branding e purtroppo il livello culturale tende verso il basso. Tuttavia, questa mia perseveranza è anche ciò che mi rende più orgoglioso. La sfida più grande è certamente quella di carattere imprenditoriale: sono socio unico in Dilemmi, quindi faccio quotidianamente da parafulmine, eppure riesco a trarre le mie soddisfazioni anche in un ruolo che sinceramente fino a pochi anni fa non avrei mai immaginato di ricoprire. Devo ammettere che la competizione fa parte del mio carattere praticamente da sempre. Sono cresciuto nel mondo del nuoto agonistico e questo bisogno di gareggiare credo rimarrà con me per tutta la vita. Oggi però, purtroppo, dobbiamo far fronte alla sfida COVID e sinceramente non posso nascondere la mia preoccupazione per questo argomento. Cerco comunque di affrontarlo con positività ed entusiasmo.

Cosa ha spinto la decisione di stabilirsi in provincia e non a Milano e come credi questa decisione abbia influenzato lo studio in modo professionale e personale?

Sono nato a Milano, sono cresciuto in una famiglia profondamente milanese come mentalità e modi di fare, adoro la mia Città e la difendo a spada tratta in qualsiasi contesto, eppure ho maturato col tempo la necessità di vivere e di far crescere i miei figli in un luogo il meno possibile contaminato da tutto quello che Milano offre in negativo. Perché ci sono cose poco piacevoli che a mio modo di vedere non possono essere barattate con la comodità di un servizio o con la reperibilità H24 di un bene di consumo. Dilemmi è a 30km da Porta Nuova, siamo abbastanza vicini per decidere di fare l’aperitivo in Corso Garibaldi alle 18.30, ma siamo anche abbastanza lontani per poter guardare fuori dalla finestra e trovare pace e meraviglia ammirando le stagioni che colorano le foreste del Parco del Curone. È una scelta personale e me ne assumo tutte le responsabilità. Siamo effettivamente fuori dal cuore pulsante della creatività italiana, ma credo che l’influenza del Parco sia positiva professionalmente e umanamente. Siamo affiatati come team anche perché condividiamo quest’idea. Milano è una città meravigliosa ed imprescindibile sotto tutti i punti di vista, ma sostanzialmente preferiamo viverla a piccole dosi. Devo dire che anche i nostri Clienti apprezzano moltissimo questo luogo. Venire qui per loro è anche occasione di svago e relax.

Montevecchia
parco regionale di Montevecchia e della valle del curone. autunno 2018
Come descriveresti lo stile dello studio?

Unico. Semplicemente così. Dilemmi è più della somma delle singole parti, è fusione di elementi eterogenei in un’unica entità. Questo ci permette di garantire sempre un approccio creativo ed efficace coniugando arte, innovazione ed esigenze di mercato. Ma non è soltanto una questione di approccio stilistico o di background esperienziale, è anche come interpretiamo la quotidianità. Siamo un piccolo studio paragonabile più ad una band, piuttosto che ad un’azienda canonica. Ognuno di noi ha un compito ben preciso ed è questa sinergia che genera lo stile Dilemmi.

Dilemmi è più della somma delle singole parti, è fusione di elementi eterogenei in un’unica entità.

C’è stato qualche progetto che ti ha particolarmente incuriosito?

Indubbiamente il progetto riguardante il branding ed il packaging per il nuovo Tratto® PEN. Un progetto che farà letteralmente il giro del mondo e che verrà valutato e fruito da milioni di persone. Una commessa entrata in studio in pieno lockdown, gestita inizialmente in smartworking, poi sviluppata in studio in sinergia con il Cliente. Un progetto per cui vale veramente la pena attendere anni di gavetta, perché l’esperienza e la voglia costante di miglioramento necessari per affrontare un lavoro del genere possono venire soltanto dopo molto tempo passato a chiedersi quale sia l’utilità del nostro lavoro. Questo aspetto credo possa essere capito soltanto da chi veramente affronta questa professione con serietà. Meraviglioso è stato il processo creativo che ci ha portati ad essere nominati da FILA agenzia creativa dei Brand Tratto® e Lyra®.

Dilemmi Osnago per Tratto PEN, branding e packaging
dilemmi studio, Osnago. maggio 2020
A proposito di processo creativo: secondo te è più importante del risultato?

Certo che sì. Il processo creativo è ciò che fa la differenza tra una buona ed una pessima idea, quindi è ciò che definisce se il risultato finale è ottimale e funzionale oppure superficiale e inappropriato. È l’essenza di questo mestiere, senza saremmo macchine incaricate di riempire celle vuote. La bellezza del processo creativo poi sta nella sua imprevedibilità. Le idee migliori non ci sono mai venute seduti alla scrivania ed è proprio questa continua ricerca mentale e personale che ci arricchisce giorno dopo giorno. Processo creativo è anche autocritica, pesantissima e a volte veramente crudele. Si crea e si distrugge. È un processo infinito, ma è la linfa vitale di un creativo, senza questa spinta è necessario dedicarsi ad altro.

Il processo creativo è ciò che fa la differenza tra una buona ed una pessima idea. È l’essenza di questo mestiere, senza saremmo macchine incaricate di riempire celle vuote.

Qual è il brand/settore dei sogni che vorresti entrasse in Dilemmi?

Ce ne sarebbero tantissimi, ma devo stringere ad uno, quindi rispondo: le batterie acustiche. Sono un batterista, adoro il legno, il timbro, il suono, le note fantasma ed il rock progressivo. Sono decisamente un feticista di tutto quello che ruota attorno al mondo della batteria, quindi se potessi scegliere prenderei un brand di questi strumenti straordinari. Ci sono tanti marchi di batterie e piatti fantastici che meriterebbero un trattamento migliore in termini di branding, ma non posso fare nomi…

Emanuele Rossi, batterista e CEO & Founder Dilemmi
039 live @ legend club, milano. novembre 2014
Come scegli i creativi da integrare in studio?

Devono avere la giusta proporzione tra follia, capacità, umiltà e ambizione. Ovviamente le percentuali rimangono un segreto aziendale, come la ricetta della Coca-Cola 😉

Visto che abbiamo scoperto che sei un musicista, quali sono i tuoi album preferiti?

No, non sono un musicista e questa domanda è troppo difficile… 😀 Ciao!